Scoprire la Valle D'Aosta

Alla scoperta della Val d’Aosta più antica

Donnas

Donnas

Duemila anni fa, le strade sono state l’ossatura dell’Impero Romano.
I Romani hanno creato le più importanti vie di comunicazioni terrestri europee, e ancora oggi camminiamo sui percorsi da loro delineati.
La Valle D’Aosta era già da allora la terra che metteva in comunicazione la penisola italica con le Gallie e i Romani non si fecero certo sfuggire l’opportunità di utilizzarla come crocevia verso il nord e verso l’ovest. Oggi, le strade che portano ad Aosta e poi su verso i passi del Piccolo e del Gran San Bernardo sono cosparse di resti di ponti e di strutture per l’accoglienza dei viaggiatori come mutationes (stazioni per il cambio delle bestie da soma) e mansiones (edifici attrezzati per la sosta prolungata e il ricovero di uomini e animali).
Da Pont St. Martin a Donnas, dalle gole di Bard a Montjovet, da Chatillon a St Vincent, l’antica strada per Aosta è una continua scoperta archeologica.
Aosta è ovviamente il cuore di questo antico transito commerciale e politico: fondata nel 25 a.C. dall’Imperatore Augusto, ancora oggi la città conserva tracce importanti delle sue gesta. Il ponte che attraversa il torrente Buthier, l’Arco onorario di Augusto, la Porta Praetoria, mura e torri, il foro e il teatro: una testimonianza incredibile delle grandi opere romane sulle Alpi.
Salendo verso le cime, le testimonianze di insediamenti precedenti all’epoca romana si fanno interessanti: in quota la vita era più salubre e sicura rispetto alla valle paludosa dove la Dora rappresentava un pericolo e non solo una risorsa. I Salassi, popolazione locale di origine celto-ligure, hanno lasciato alcune tracce interessanti dei loro villaggi, come le capanne realizzate dentro lingue moreniche alle falde del Monte Tantanè, nel territorio del comune di La Magdeleine, in Valtournenche.
In quota ci sono anche resti di monumenti che emergono ogni primavera dal disgelo delle nevi, come il cromlech al colle del Piccolo San Bernardo composto da quarantasei menhir disposti in cerchio con precise funzioni religiose e astronomiche, o come le fondamenta del tempio dedicato a Giove Pennino al valico del Gran San Bernardo.
Il 2014 è l’anno di un’importante ricorrenza: sono passati 2.000 anni dalla morte dell’Imperatore Augusto e, per l’occasione, la Valle d’Aosta riaprirà al pubblico (da fine luglio) il ponte acquedotto di Pont d‘Aël, nella valle di Cogne, uno dei più importanti esempi di architettura proto-industriale privata. Il ponte serviva infatti alla famiglia di Caius Avillius Caimus per convogliare acqua alle cave di marmo.
Non bisogna dimenticare poi il Museo Archeologico Regionale di Aosta, custode di una piccola ma preziosa collezione di reperti pre e protostorici, romani e medievali. Non solo l’accesso al Museo è gratuito, ma vi sono spesso interessanti laboratori tematici dedicati a famiglie e ragazzi.
La Valle offre molteplici chiavi di lettura, e sicuramente quella storica legata all’archeologia dona un nuovo punto di vista attraverso il quale apprezzare il territorio circostante.

Grazie alla Dott.ssa Stella Bertarione della Regione Valle d’Aosta per i suggerimenti e il tempo che ci ha dedicato.


[English Version]

Discovering the most ancient Aosta Valley

Aosta - Teatro Romano

Aosta – Teatro Romano

Two thousand years ago, the streets were the backbone of the Roman Empire.
The Romans created the most important ways of terrestrial communications in Europe, and we still walk on the paths they delineated.
At that time, the Aosta Valley was already the land that connected the Italian peninsula with Gaul and the Romans certainly did not miss the opportunity to use it as a crossroads to the European north-west. Today, the roads leading to Aosta and then up to the San Bernardo passes are scattered with the remains of bridges and travelers reception facilities like mutationes (places to change the pack animals) and mansiones (buildings equipped for long stops and rest of men and animals).
From Pont St. Martin to Donnas, from Bard gorges to Montjovet, from Chatillon to St Vincent, the old road to Aosta is an ongoing archaeological discovery.
Aosta is obviously the heart of this ancient trade and political transit: founded in 25 BC by Emperor Augustus, the city still preserves traces of its great achievements. The bridge over the Buthier, the Arch of Augustus, the Porta Praetoria, walls and towers, the court and the theater: an incredible testimony of the important Roman presence in the Alps.
Going up to the peaks, the evidence of even earlier settlements get interesting: live at high was healthier and safer than in the marshy valley where the Dora river was also dangerous, and not just a resource. The Salassians, local people of Celtic-Ligurian origin, left some interesting traces of their villages, the huts built in moraine bars at the foot of Mount Tantané, in the municipality of La Magdeleine, in Valtournenche.
On the peaks there are also remains of monuments that emerge each spring from the melting of the snow, like the cromlech on the Piccolo San Bernardo pass, that consists of forty-six standing stones arranged in a circle with precise astronomical and religious functions, or as the foundation of the temple dedicated to Jupiter on the Gran San Bernardo pass.
2014 is the year of a major celebration: 2000 years have passed since the death of the Emperor Augustus, and, on this occasion, the Valle d’Aosta will reopen to the public (end of July) the aqueduct bridge Pont d’Aël, in the Cogne valley, one of the most important examples of private proto-industrial architecture. The bridge was used by the Caius Avillius Caimus’ family to convey water to work the marble.
Furthermore, we must not forget the Aosta Archeological Museum, that houses a small but valuable prehistoric, Roman and Medieval collection. Not only the access to the Museum is free, but there are often interesting thematic workshops dedicated to families and children.
This Italian region offers multiple interpretations, and certainly the history in relation to archeology gives a new perspective through which to appreciate the surrounding area.

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One thought on “Alla scoperta della Val d’Aosta più antica

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